Oggi siamo in compagnia della talentuosa Veronica Cerri che ci racconta del suo meraviglioso mondo fatto di linee sintetiche colori tenui, figure femminili e composizioni calibrate e armoniose.

Quando hai capito che l’illustrazione era la tua professione?
Credo che non ci sia un momento preciso in cui ho capito che avrei voluto fare questo mestiere, come molti miei colleghi ho sempre avuto una gran passione per il disegno, forse tutto è nato quando ero piccola e cercavo di ricopiare i disegni bellissimi che vedevo nei fumetti che i miei fratelli leggevano, o nei cartoni animati che guardavo da piccola, Il disegno ti permette di creare mondi infiniti e innumerevoli personaggi è un bellissimo strumento che ti consente di “viaggiare”.

Nelle tue illustrazioni si opera un processo di sintesi, raccontaci un po’ il processo per raggiungerlo? 

Sono attratta da sempre dalle forme geometriche pulite e ordinate, sia nell’architettura che nel design, prediligo uno stile minimale e rigoroso, ciò che amo è nelle mie illustrazioni, cerco di sintetizzare le forme per rendere il lavoro più ordinato e leggibile di modo che sia di facile comprensione al primo sguardo. Parto sempre da uno schizzo veloce a matita, molto grezzo, dove imposto gli elementi della composizione per poi passare subito al digitale dove comincio a ridelineare le forme.


C’è un qualcosa di molto femminile nei colori e nella sensibilità delle composizioni, a cosa si ispira il tuo universo cromatico?

Anche questo aspetto è molto difficile da identificare precisamente, i colori che prediligo in realtà sono il grigio e il nero, ma non li utilizzo quasi mai nelle mie composizioni, quando ero studente all’università rimasi colpita dai lavori degli espressionisti astratti americani come Helen Frankenthaler, Morris Louis e il grande Rothko, la potenza dei loro colori associata all’essenzialità delle composizioni e delle forme mi sono rimaste dentro.


Quali sono i tuoi autori di riferimento?
Sono molto curiosa per natura e devo ammettere che uso Pinterest per catalogare tutto ciò che mi affascina visivamente, è una piccola wunderkammer. Dal design essenziale delle collezioni di moda di Marni fino alle illustrazioni di Amelie Fontaine e Blexbolex, passando dal lavoro incredibile di Mario Dagrada, tutto può essere il punto di partenza per un nuovo progetto.

C’è qualcosa che ti intimorisce quando cominci un lavoro? E un qualcosa che ti motiva?
Credo che tutti i creativi temano che il proprio lavoro non venga apprezzato o capito. Ci dobbiamo costantemente scontrare con il mercato, così come in molti altri campi anche l’illustrazione purtroppo segue delle “mode” e risulta a volte molto difficile rimanere fedeli a se stessi e a un proprio stile. Ciò che mi spinge ad andare avanti è il fatto che chi ama il mio lavoro accetta e comprende il mio punto di vista personale è sicuramente gratificante. 
Qual è un lavoro che vorresti fare, il tuo sogno illustrativo nel cassetto, anche qualcosa di surreale?

Poter declinare il proprio lavoro in altri campi è un aspetto che mi interessa da tempo. L’illustrazione può essere applicata ovunque e ci sono esempi affascinanti come quello realizzato per il video mapping della Sydney Opera House, (vedi qui) vorrei poter lavorare a un istallazione interattiva, oppure nell’ambito della moda poter realizzare una serie di pattern per una produzione di tessuti.

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