Oggi abbiamo l’onore di intervistare Eloise Morandi, l’ideatrice di Nina and Other Little Things, tra sogni, amici immaginari e un pizzico di ironia, ecco come ha preso vita la piccola Nina.

1) Come e quando nasce il progetto di Nina and Other Little Things?

Ehm credo che Nina sia stata sempre in me… come per tanti “autori di esserini” la cui personalità e tensioni emotive non potevano che creare un loro “amico immaginario”, un alibi per rappresentare sè stessi o la realtà per descriverla o cambiarla. Ho sempre guardato con incanto i personaggi di Charles Schulz, Osvaldo Cavandoli o Saul Steinberg, vivi grazie alla illuminata e generosa intelligenza dei suoi autori.  Nina per rispondere con precisione alla tua domanda è nata su un pezzo di carta, nel 2005 ad Aprile, a Milano (esattamente su un marciapiede in zona Lambrate durante il Fuori salone, dopo un paio di prosecchi). Da allora non ho mai smesso di disegnarla e pensarla neanche un giorno. Nina diventa poi un “vero” progetto Nina and other little things® dopo qualche anno: il mio studiolo a casa stava diventando un archivio esclusivo/esplosivo di suoi schizzi, foto, prototipi, il mio mac strabordava di pallini rossi e files..unico sfogo era il blog di Nina. Ai tempi, circa il 2009, ho iniziato a lavorare per lo studio di Paolo Bazzani, quello che ritengo essere il posto ideale per un graphic designer: ricerca, tecnica e poesia. Qui ho approfondito il mondo della carta, della cartotecnica, del “non standard”, della poesia, del lavorare 4 mesi per una sfilata che dura 15 minuti. In quei pochi minuti devi creare la suggestione che accompagna la collezione dello stilista, nel nostro caso Antonio Marras e Kenzo. Quindi per me è stato sintetizzare in un segno semplice come Nina, anche il suo mondo senza, apparentemente, alcun elemento figurativo, che arrivasse agli occhi, e alla mente in mezzo secondo.

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2) La piccola Nina ricorda Cappuccetto Rosso, qual è il tuo rapporto con le favole? Anche lei si avventura attraverso il bosco?

Eheh non sei la prima a dirmelo, mi rendo conto che è inevitabile, ma per me è qualcosa di diverso. Ho un duplice rapporto con le favole, amo il modo “immaginifico” con cui vengono sviluppate, ma non amo la pretesa di insinuare una “la morale” che tante esprimono. (Per intenderci sono dalla parte del lupo).Preferisco le storie più “sospese”, paradossalmente trovo molto più sulle mie corde leggere i Peanuts, poche parole e spazio a chi le legge. Alcune strips sono pura filosofia…un bosco appunto..

3) La sintesi spesso viene sottovalutata, come hai scelto il linguaggio visivo con cui realizzare Nina? E il colore rosso ha un significato per te?

Si, Nina non ha peso, non ha braccia o mani, non ha bocca eppure dice molto, a volte sussurra, a volte urla..dipende dagli occhi di chi la guardano. Questo aspetto mi affascina moltissimo: a te ad esempio ha colpito la sua poesia, per altri può essere la malinconia, il suo far ironico, la sua positività, è proprio la sua leggerezza che permette agli altri di “riempire” lo spazio che lascia.

Ho studiato neurofisiologia alla Scuola Politecnica di Design ed il rosso è il primo colore che colpisce coni e bastoncelli, è il colore dei fruttini più belli (ciliegie e fragole) ed è un colore vitale. E’ però il più difficile da gestire, sia dal punto di vista della produzione che degli scatti fotografici dei prodotti. Proprio in questi giorni è in corso un sostenuto scambio di mail con Parigi, una società che sta sviluppando una collezione Nina and other little things per la Francia, proprio a proposito del colore rosso, deve uscire perfetto!

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4) Nelle illustrazioni di Nina c’è sicuramente anche un pizzico di poesia, qual è il tuo scrittore/poeta preferito?

Si credo che sia la sua delicatezza a renderla poetica. Ho un autore preferito, ahimè ho già letto tutto e attendo con pazienza il prossimo “masterpiece”, si tratta di Alan Bennet – non è per bambini – ma è un drammaturgo inglese, un acrobata schietto e sensibile che con ironia studia la sfera umana. Amo l’escamotage della semplicità per dire cose più difficili.

5) In un certo senso vedendo questo immaginario visivo penso a Bruno Munari, hai un autore preferito di libri per l’infanzia?

Bruno Munari che per un pelo non ho incontrato come docente alla Scuola Politecnica, ci ha lasciati prima. In tempi non sospetti (quando pochi sapevano chi era Munari, ora è il Vip dei riferimenti)  ho letto, osservato, ascoltato qualsiasi cosa lo riguardi, e gli sono grata perchè è irraggiungibile, la sua brillantezza sarà sempre di ispirazione per il lavoro creativo, e nella vita. Bellissima la mostra per il centenario dalla nascita da Beppe Finessi alla Rotonda della Besana, anche quella di un paio di anni fa al Museo del Novecento è stata emozionante.. mi sono profondamente commossa nell’ultimo atrio con le photo di Bruno. Di Lui amo il modus operandi, poi direi Rodari (le filastrocche corte) e Momo di Michael Ende. Non leggo il libri per l’infanzia ma ne ho moltissimi, li colleziono e li compro durante i miei viaggi ma solo per ricerca: grafica, rilegature e la cartotecnica.

DETTAGLIO LIBRO FAZZOLETTO
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6) Quando hai realizzato il potenziale commerciale di Nina e come ti sono venute le idee per creare un mondo che la rappresentasse decorativamente parlando?

La prima collezione di Nina non è nata a tavolino, diciamo che se vi era strategia di prodotto era ispirata da un senso creativo ed emozionale. Ho sempre fatto quello che mi piaceva in prima persona, il mio cliente ideale ero io. Il primo “prodotto” è stato il libro fazzoletto, grazie al quale i giornalisti hanno iniziato ad occuparsi delle mie creazioni. Ho poi sviluppato una collezione di “fine cartoleria” e piccoli accessori che fino a dicembre 2014 ha venduti in Italia oltre 30 negozi.

Per il 2015 ho deciso di cambiare strategia. Fare l’imprenditrice era troppo impegnativo: aspetti amministrativi, produzione, rete vendita, magazzino…tutto ciò intaccava inevitabilmente il mio ruolo di pura designer e creatrice. Pertanto ho mantenuto esclusivamente un piccolo magazzino destinato allo shop on line  ed alcuni punti vendita a cui tengo molto: Colette Paris, un paio di librerie in Giappone ed il circuito librerie Skira, tra cui quello della Triennale che amo particolarmente ed il magico spazio Nonostantemarras. La decisione è stata accompagnata, non a caso, dalla firma di due contratti di licenza rilasciati a due grandi produttori francesi che hanno creduto nel brand e con cui sto sviluppando una collezione bellissima destinata alla Francia e qualche punto vendita in Italia, tra cui la Rinascente di Milano…un po sorrido perchè ho sempre desiderato vendere in Rinascente..ed ora ci arrivo dalla Francia 🙂 Collaboro anche con magazine internazionali tra cui Kids Magazine made in France
E’ un periodo decisamente esaltante, sono molto felice perchè finalmente ho la possibilità di sviluppare oggetti inimmaginabili….vedrai che chicche!

Per il 2016 mi ritaglierò il tempo per un progetto tutto mio, un libro vero di Nina ed una piccola app…vedremo…..

7) L’essere positivi cambia le cose?

Beh la positività è uno stato mentale e può avere degli “up & down”, senz’altro la positività attira situazioni e possibilità.

8) Hai un motto con cui inizi la giornata?

Sogno o son desta?

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