Quando il tormentone “All the single ladies” fece la sua comparsa con il video di Beyoncé era circa dieci anni fa, si praticamente il 2008, mi sembra ieri che la virale parodia di Justin Timberlake invadeva il web eppure ne son passati di anni e di “ancate” sui tacchi a spillo.
Del resto la cultura hip hop e le sue icone sono pian piano diventate senso comune e il ghetto non solo è entrato nell’immaginario fashion ma si è ben ancorato a una visione ormai classica del quotidiano, tutte dal parrucchiere a spendere per farsi trecce simmetriche, a cercare l’ultimo modello di sneakers costomizzate su vari siti d’essai, e poi i celebri marchi sporty come Puma Adidas ecc che usano le varie Rita Ora e Rihanna per lanciare nuove linee sempre più estreme di street wear di lusso.
Insomma l’hip hop non è più quel mondo nostalgico anni novanta con il ghettoblaster sulla spalla, ma una raffinata commistione di generi che unisce una cultura dalle radici sociali sfaccettate a quella mediatica della pop-music. Ed è così che da queste basi complesse prende forma l’Hiplet, un enunciato che connette Hip-hop e balletto, e da basi classiche come quelle della balletto sulle punte elabora una scala di movenze che attingono al mondo afro-ghetto, alla danza di strada e tutto l’immaginario popolare della cultura street underground.
Il risultato meraviglioso, incredibilmente moderno e ricco di una energia molto particolare.
Così dalle camminate sui tacchi di Beyoncè si passa ad una nomenclatura di movenze sulle punte che costituiscono coreografie ricche e dinamiche. Ed è così che il balletto prede forma da una nuova figura femminile (e non viceversa) e l’energia del corpo costituisce nuove forme espressive.
Se volete scoprire di più vi consigliamo di visitare la pagina del Chicago Multicultural Dance Center.


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