Dunque per farla breve: i red Carpet sono un evento che compare ogni anno e che assorbe in se’ un aspetto universale e bellissimo, come la migrazione dei fenicotteri, è certo e catastrofico come lo scioglimento dei ghiacci. Per agevolare la lettura di questa annuale sequela di scintillante mondanità, abbiamo deciso di dividerla in categorie: la prima si chiama semplicemente SI
Spesso mi chiedono quanto il recensire i Red Carpet sia modulato da scelte obiettive; per Cannes, che è completamente diverso dal suo fratello un po’ buzzurro americano, la formula è questa:

Una concezione obiettiva di eleganza da 1 a 10 (ovvero basata sull’equilibrio tra la nudità e l’austerità),

la quantità di tessuto, da 1 a 5

la ricchezza del tessuto da 1 a 3 (per qualità intendo il percepito)

la saturazione cromatica (bassa 30 se parliamo di non-colori, bianco e nero, media 40 per i pastelli, alta 50 per i primari (giallo, blu, rosso), altissimo per i secondari 60 (verde, viola e cosi via) e per le stampe molto grandi ed evidenti.

Facciamo un esempio:

E qui con l’abito Amant Double Premiere, di gusto orientale, ne apprezzo la forma, l’originalità, il gusto complessivo.

Li Yuchun in Gucci. Mi piace l’estrema asciuttezza del risultato, anche se il tessuto è moltissimo e il nero ha questa parvenza lucida. Bellissimo lo scollo profondo.

Ancora in Gucci. L’asciutezza della forma è in qualche modo comparata dalle enormi stampe di tigri. Trovo questo incontro tra Li Yuchun e Gucci geniale.

Sonam Kapoor  in Elie Saab Couture. Ma che devo dire? perché mi costringete a guardare queste cose meravigliose, dovrei essere a correre! La trovo meravigliosa, riesco a sentire il suo profumo di cocco e samosas fritte alle verdure.

Aishwarya Rai in Michael Cinco, anche qui, che cosa dovrei mai aggiungere? l’avranno vestita i pettirossi e le fate madrine le avranno confezionato questo splendido abito in un soffio di nube del crepuscolo.

Naomie Harris naturalmente in Gucci, io lo trovo strepitoso, assolutamente strepitoso. L’incontro  tra la cacca degli unicorni e lo scettro lunare.

Kristin Scott Thomas in Christian Dior, anche lei straordinariamente in forma, asciutta e contemporaneamente non prosciugata dalla vita.

Diane Kruger in Christian Dior, eterea come una gelida mattina di Novembre, il cinturino sul collo è un colpo di genio, è la linea che la trattiene dal fluttuare sulle nubi sopra Cannes.

QUESTO E’ UN VESTITO! tutto qui ha senso, calza a pennello, commuove, incanta, come il cacio sui maccheroni, come un overture, come una mattina di Maggio mentre spolveri fischiettando, leggera, facile, felice. Elle Fanning in Vivienne Westwood.

Cioè se io fossi Elisabeth Moss io cercherei la stylist di Elle Fanning e la ricoprirei di soldi, e se invece fosse stata un’idea di stile di Elle Fanning prenderei Elle Fanning e la richiuderei in uno sgabuzzino finchè non mi da almeno tre opzioni di outfits decenti. Questa ragazza si mette della roba fantastica, guardate il tono di verde di questo abito di Gucci, guardate la geniale sbocciatura dei fiori sul fondo.

Elsa Muse in un abito sconosciuto. In un bellissimo abito sconosciuto. Ne apprezzo la estrema semplicità, la punta sensuale data dalla trasparenza , e qualcosa di allegro nello suo sguardo che ci perdona pure di non sapere chi diavolo sia e chi sia lo stilista misterioso.

La bravissima Greta Gerwig con questo abitodi Rodarte incarna alla perfezione tutto il senso di questo post: un’autrice e un’attrice brava e intelligente con un’abito originale, semplice ma non banale e non troppo strano, bellissimo, donante.

Piccola parentesi: Confonto di posa

Dobbiamo aggiungere altro?

 

II Le ragazze del Corto

Dunque: Per me c’è una regola silenziosa che regola i Red Carpet di Cannes. Qualcosa che ha a che fare con il decoro, la sobrietà eccetera eccetera. I vestiti corti, anche se alcuni molto belli, non rientrano, a mio avviso, in questa categoria.

Asia Argento in Francesco Scogliamiglio, l’abito di per se’ non è male, ma il risultato è come mettere un vestito da ragazzina su una neo mamma. Strano, bizzarro.

Ecco questo invece è il risultato invece di una scelta più calibrata, Charlotte Gainsbourg in Saint Laurent: la lucentezza, le lunghe gambe nude, al contrario le braccia coperte e le decolte appuntite di lacca nera riescono a equilibrare questo abitino che addosso a chiunque sembrerebbe una maglia del pigiama con gli strass di gatto Silvestro.

Robin Wright sempre  Saint Laurent, che sventola eh? sta qui ci mangia i risi in testa per vent’anni ancora. Bellissima, le maniche anche qui sono un punto cruciale e qui non convincono. Essendo un abito relativamente scuro, ed essendo questo molto accollato, avrebbe fatto bene a lasciare scoperti almeno i polsi.

 

III. Vorrei ma non posso fidarmi di te / io non ti conosco e in fondo non c’è

Ovvero grossi errori su un compito relativamente semplice.

Daria Strokous in Christian Dior che è li li per essere la Venere di Botticelli, ma al posto di Dior avrebbe dovuto indossare un abito Valentino by Piccioli per intendersi e i capelli Gesù santo avrebbe dovuto darci una bella rassettata. E via la collanina dalla Grecia. E via I SANDALI!  Dello smalto!

Hailey Baldwin in Twinset, con questo colore spaccaretina, e un modello difficilissimo da portare mi stupisco che il risultato sia tutto sommato così digeribile. E’ come la vodka a fine pasto. La butti giù e passi ad altro. Ci vorrebbe una categoria Spaccaretina, o Liquori, non essendoci la metto qua.

Jessica Chastain in Alexander McQueen. Io penso che ci siano persone che riescono a esprimere leggerezza e disinvoltura e grazia anche nelle situazioni più spinose e sono assolutamente convinta che Jessica sia una di queste: Guardate l’immagine della vodka blu precedente: non sembra meravigliosamente fuori posto? scomoda? come se volesse in fondo tornarsene a casa? E ora guardate Jessica. Cos’è stata, partorita sul Red Carpet? Ha imparato a leggere seduta a gambe unite Mark Twain tra le transenne? E poi: il suo non è lo sgardo d’amore-verso-gli-sconosciuti più dolce che abbiate mai visto? Il suo vestito, comunque non le dona, ha una forma completamente sbagliata,e, al di la del ricamo meraviglioso,  sembra un tubo del dentifricio molto a suo agio.

Non so cosa dire su questo abito di Julianne Moore di Givenchy: lei mi piace, è audace e bella e una bravissima attrice perfetta per i ruoli un po’ perversi ed isterici, e temo che questo vestito ci voglia ricordare questo, piuma dopo piuma, ricamo dopo ricamo, rosso su rosso.

Amber Valletta in Mulberry che non mi dice un tubo ma in fondo mi piace, la trovo bella e pronta a saltare le transenne ed afferrare il fotografo per il bavero prima di leccargli gli occhiali. Insomma ha qualcosa di agguerrito e selvaggio e leggermente menefreghista.

Bella Hadid in Alexander Wang, si. quelle sono le tue tette, quelle le tue gambe, quello il tuo osso porta penne della magrezza,  quella la tua conchiglia di protezione.

Deepika Padukone in Brandon Maxwell. “Hei Deepika sono la tua syilist ho avuto un idea geniale per stasera: ti metti il vestito verde bosco monospalla  dell’anno scorso, le scarpe dello stesso verde che hai preso a Hollywood Boulvard e indovina? HO L’OMBRETTO UGUALE DA PRESTARTI! “

 

Elisabeth Moss in un vestito di cui non sono riuscita a recuperare lo stilista, Elisabeth che è brava bravissima e a cui auguro ogni bene, ma levati sto chiodo, sta dicotomia tulle/pelle banale come lo sgambetto alle medie. Ma poi, le maniche lunghe un giorno, con sto’ plateau) ma ANCORA il plateau? la scarpa meno donante del mondo. Bleah a tutto. Cuoricino piccino al tulle. 

Emily Ratajkowski In Peter Dundas.  Chi sono? Qual è il messaggio? sono bella e un filo complicata? vorrei essere nuda-ma-non-troppo-mi-piace-il-pizzo-ma-anche-il-velo-ma-anche-le-rouche-mi-piace-la-Spagna-ma-anche-la-Francia-VIVE-LA-FRANCE

Una delle cose che stride sui Red Carpet è in generale la sensazione che ci siano otto persone che hanno curato, gestito, stirato e sistemato l’outfit del divo in questione: in questo caso la bella Jeanne Damas, ha la naturalezza e la spontaneità del Tamigi che scorre e che, stagione dopo stagione, bacia le rive erbose. Tra l’altro, il Tamigi qui ha dei piedi meravigliosi.

Jessica Chastain in Dior Couture, ecco un’altra spaccaretina, non sono assolutamente d’accordo con questa scelta, ho capito che bisogna osare, ma l’effetto è più Regina Elisabetta alla gara di Polo, con cappellino e borsetta. C’è e da dire che ha una shape fantastica.

Michelle Williams in Louis Vuitton una ragazza composta e naturale a cui tutte noi invidiamo la freschezza del pettirosso e l’esser sopravvissuta ai devastanti anni ’90.

 

VI ragazze coi pantaloni

Ciò che prima additavamo come un piccolo peccato di stile, attribuito alle gonne corte, qui si ribalta completamente il risultato e si apre una categoria che speriamo di aver sempre in questo genere di occasioni: i pantaloni. Che, come vedrete, se usati con del sale in zucca, hanno un effetto inaspettato e sensuale.

Tilda Swinton in Chanel, è come se avesse inventato l’acqua calda: semplice e geniale. Come un Pollock, per cui tutti dicono “OU avrei potuto farlo anch’io” avresti, appunto, ma non l’hai fatto, incassa e porta a casa.

Alla Pierrot, Sara Sampaio indossa un Armani Privé, asciutto e sobrio con tovaglietta dei confetti appuntata al petto, a me piace.

Aymeline Valade colpisce il segno ma fa cadere il bersaglio: il completo è assolutamente una scelta corretta, ma non con camicia così scusa sul petrolio e sopratutto sarebbe stato belle vedere delle scarpe diverse, magari sempre da uomo, ma più scollate sul collo del piede. Siamo sempre ragazze, no?

V Quelle che non hanno capito un tubo

Come dicevo, a prescindere da cosa pensino i più sulla moda, i Red Carpet sono una manifestazione d’arte, e che parallelamente si pone come rappresentazione visiva di una collettività.  E c’è, davvero, una parte di intelligenza in questa sfilata di persone ricche vestite da altri, forse è difficile immaginarsi qualcosa di alto, ma io credo che infondo ci sia.  Naturalmente si, questo include anche le modelle semi- sconosciute magre e mute come acciughe completamente incapaci di recitare. Certo. Questa è la parte grassa dell’evento, la panna che si mette di fianco allo Strüdel: non è completamente necessaria, nella dinamica complessiva della ricetta, rende tutto più succulento e godurioso, ma se la crema è acida e rancida l’importante rimane comunque lo Strüdel . Ebbene ecco: questa è la parte della panna. Stupida, inutile panna.

Toni Garrn in boh, Diadora? Il fatto che tu abbia un corpo scolpito nel marmo non ti autorizza a vestirti a caso, noi e centinaia di migliaia di persone a queste cosucce ci facciamo caso.

Irina Shayk in Balmain, come dicevo. Non basta. Sei a Cannes maledizione! la tua irrefrenabile bellezza sconcertante svanirà! dicci qualcos’altro!

Susan Sarandon, chi l’ha detto che le settantenni non possono osare in abiti che segnalo il corpo, con  profonde scollature o in gonne di pelle? E chi diavolo gliel’ha detto che devono fare tutto il contrario? Perché? Susan Sarandon  è stata ed è una carismatica attrice, non ha bisogno di  tirarsi su le tette per ricordarcelo.

Tra l’altro: è Maggio Madonna Santa, come ci stai dentro il velluto?

Elie Saab, che di solito presta dei capolavori, in questo caso, addosso a Thylane Blondeau, l’effetto è di un adolescente a cui i genitori hanno costretto alla comunione della sorellina.

Salma Hayek in un abito di cui non mi interessa sapere nulla, si strizza dentro a un colletto da educanda con fiocco rosso e piastratura di capelli.

Sveva Alviti in un semplicissimo e bruttissimo abito blu assolutamente insignificante.

E per finire, così come abbiamo inziato, rifacciamo il test di prima:

Prendiamo Kristen Stewart, in H&M no scusate in Chanel: 

Eleganza 3 x Quantità tessuto 2 x qualità tessuto 2 : saturazione (pastello 40) risultato? 0.3 Eccallà.

L'autore

Marta Mazzucato

Marta Mazzucato

Stylist and Web Curator, Marta è Laureata in Fashion Design allo IUAV di Venezia, Laureata in Cinema alla Sapienza, è project manager e stylist per FashionNeed.com