Oggi abbiamo con noi Alessandro Ripane un artista interessante che ci racconta un po’ delle sue storie illustrate e del suo percorso artistico fatto di graffiti, facce liquefatte e personaggi underground.

Raccontaci di come e quando hai iniziato a disegnare
Ho iniziato da molto piccolo, disegnavo molti dinosauri e animali feroci, erano la mia passione, a casa ho quaderni pieni di bestie che urlano a caso (solitamente con delle palme e dei vulcani a fare da sfondo). Poco dopo sono arrivati i supereroi, e devo ammettere che anche se non sono assolutamente un grande fan dei fumetti ogni tanto un batman lo metto in qualche lavoro.
Poi ho fatto il liceo e le cose sono peggiorate, perchè ho iniziato a fare i graffiti (a scuola, nemmeno a dirlo, andavo malissimo), per la felicità di mamma e papà.
Dopo un pò di anni qua e la mi trasferisco per un lavoretto in Svezia, e li, in mezzo alla neve e alla noia, finisco di definire quello che sarebbe stato il mio tratto/stile che uso tutt’ora.
Ora lavoro ufficialmente come illustratore da 2 anni e mezzo.

 

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Per alcuni versi noto una certa corrispondenza nel tuo immaginario visivo con alcuni autori underground anni 70 americani, c’è qualche spunto di ispirazione con essi?
Possibile, ma se mi hanno influenzato lo hanno fatto di nascosto, perchè non ho una grande conoscenza di autori di quel periodo, anche se mi affascinano moltissimo. Paradossalmente tutte le mie più grandi influenze sono da ricercare nel presente, e la maggior parte non sono neanche prettamente “artistiche”!
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Un forte impatto visivo contraddistingue i tuoi lavori, una certa violenza visiva accompagna l’osservatore nelle composizioni ricche di dettagli, da dove nasce questo contrasto?
E’ tutto molto più “spontaneo” di quanto sembri, sono spesso effetti non pensati a tavolino, specialmente nei lavori meno recenti. Però mi piace la “violenza visiva che accompagna l’osservatore”, questa la riutilizzerò!

Cosa ti piace raccontare nei tuoi lavori?
Quando non lavoro su commissione mi piace raccontare storie brevi, che spesso finiscono malissimo. La mia storia sul “Vegetarian Penis” o quella del marinaio in “Swordfish Stories” sono un lampante esempio!
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Il tema del decadimento compare ogni tanto tra volti liquefatti o personaggi scomposti: da dove nasce questa forma espressiva iconoclasta?
E’ divertente sciogliere le cose. Intendo su carta, a casa mia è tutto perfettamente intatto e solido, giuro! E’ nato tutto casualmente, poi alcuni lavori rappresentati gente/cose/ritratti sciolti hanno girato parecchio su internet (moltissimi li ho visti addirittura tatuati!) e quindi diversi clienti mi  hanno commissionato lavori in questo stile. Negli ultimi anni ne ho disegnati tantissimi, ormai dovrei passare al prossimo stato della materia, ritratti gassosi!

Quali sono i tuoi eroi?
Ne ho diversi (quasi tutti nel mondo della musica e del cinema), preferisco quindi non citarne per non fare torti a nessuno. Anche se la maggior parte di questi sono già morti, quindi al massimo potrebbero rivoltarsi nella tomba o comparirmi sotto forma di fantasmi per tormentarmi mentre disegno.
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Un progetto “impossibile” o surreale a cui ti piacerebbe lavorare?
Fare dei graffiti sulle astronavi. Cioè, sugli shuttle o su qualsiasi altro oggetto che viene poi lanciato nello spazio. Ma illegalmente eh, intendo proprio entrare nelle basi segrete, eludere la sorveglianza e fare del vandalismo (gratuito) su qualche razzo spaziale. Magari qualcuno nello spazio lo vede e mi chiama per fare dei lavori.

alessandroripane.com
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